Yi Sun-sin, nei sui diari, descrisse in modo minuzioso tutti
gli eventi giornalieri. Questi diari contengono 2539 voci, sia riservate che
ufficiali, che forniscono una testimonianza della sua vita da ufficiale durante
la Guerra dei Sette Anni: dal 1 gennaio 1592, il giorno della sua nomina ad
Ammiraglio della Provincia di Cholla dell’Ovest, fino al 17 Novembre 1598, due
giorni prima della sua morte nella battaglia di Noryang. Due copie dei diari
sono sopravvissute: i diari originali (considerati come Tesoro Nazionale num.
76) in mostra al Memorial Shrine di Asan, e una copia che possiamo trovare nel “The Complete Works of Yi Sun-sin”,
un’opera edita e pubblicata da Yoon Haeng-im appartenente al Comando Reale nel
diciannovesimo anno del regno di Re Jeong Jo, 1795. L’Ammiraglio Yi non diede
un titolo ufficiale ai suoi diari, che pertanto sono conosciuti con il semplice
nome di “Diari di Guerra” (in coreano Nangjung Ilgi) considerato da Yoon un
titolo conveniente nella preparazione della sua opera “The Complete Works of Yi Sun-sin”.
I “Diari di Guerra” sono una fonte di massima importanza
storica, poiche’ i dettagli contenuti nell’opera forniscono informazioni certe
sul corso degli eventi nella Guerra dei Sette Anni. Non soltanto: le
informazioni contenute in questi diari ci hanno permesso di comprendere molto
sulla psicologia ed sul carattere di un eroe che salvo’ la Corea quasi mezzo
millennio fa.
Nelle pagine di questi diari viene presentata, in modo
chiaro, la vita quotidiana dell’Ammiraglio Yi, i suoi affari militari, le
riunioni segrete di strategia, la sua vita sociale con gli amici, colleghi e
persone importanti, delle ricompense e punizioni, della sua corrispondenza,
delle sue riflessioni personali sullo stato del paese e cosi via.
La profondita’ dei dettagli e del suo stile, diretto e sincero, riflettono
il vero spirito di un guerriero; i modi della sua calligrafia illustrano la
nobilta’ dello spirito dell’autore, una nobilta’ che fanno dei “Diari di
Guerra” un vero capolavoro d’arte.
Brani tratti dai “Diari
di Guerra” di Yi Sun-sin e dai “Memoriali
di Corte”
La
versione inglese dei Diari di Guerra e dei Memoriali di Corte sono edite dalla
“Younsei University”
in Seoul.
Scritti dal punto di vista dell’Ammiraglio, descrivono in modo autentico la sua
vita di comandante navale e delle situazioni che dovette affrontare durante la
guerra. Poiche’ queste sono note scritte da un uomo con una integrita’
rigorosa, che ha vissuto in una societa’ in cui il progresso nella guerrra
veniva riportato meticolosamente al re dai suoi sudditi, questi forniscono un
resoconto veritiero degli eventi accaduti nelle varie battaglie, liberi da ogni
esagerazione e inaccuratezze cosi tipici nelle annotazioni storiche delle
guerre.
Di
seguito riportiamo una selezione di brani estratti dai diari e memoriali che
riflettono in modo chiaro vari aspetti della nobile vita di Yi e del suo profondo
spirito.
Dai Memoriali di Corte:
1. Misure d’emergenza contro l’invasione giapponese
Yi,
umile servitore di Sua Maesta’, comandante della stazione navale di Cholla
Ovest, richiama l’attenzione del
trono sulle misure d’emergenza contro l’attacco nemico.
Oggi,
nel quindicesimo giorno della quarta luna alle 8:00 pomeridiane, ho ricevuto da
Won Kyun, comandante della stazione di Kyongsang Est, un dispaccio ufficiale
con le note urgenti del Comandante Chon Ung-nin del Forte Kadok e del Capitano
Hwang Chong-nok di Ch’onsongp’o ricevute il quattordicesimo giorno alle 10:00
am., che trasmettono gli allarmi dati da Yi On, controllore del faro di Ungbong
[in Ch’onkamyon, Ch’angwon-gun] e da So Kon, vigilante degli stretti di
Naesan-myon e Kimhae-gun, precisando che nel tredicesimo giorno alle 4:00 pm un
numero di circa novanta imbarcazioni giapponesi hanno superato l’isola di
Ch’ugido [Isolotto di Sodo, Sahamyon, Tongnae-gun], diretti a Pusan in
formazione lineare e che il suddetto comandante ha ordinato al suo braccio
destro capitano a Tadaep’o, Pusan di condurre le sue navi da guerra a largo per
controllare i movimenti delle navi giapponesi.
In
questo dispaccio Won Kyun descrive queste navi come navi da commercio che ogni
anno approdano nelle nostre coste, ma l’arrivo continuo di un tale numero di
mercantili e’ da consideransi come evento insolito. Per far fronte alla
peggiore delle ipotesi che potrebbe colpirci, ho spedito un dispaccio ufficiale
di allarme a tutte le postazioni sotto il mio comando, ordinando di agire con
cautela e sotto uno stato di allerta generale giorno e notte; io stesso ho guidato
la mia flotta a largo per controllare le vie di ingresso sul mare.
Nel
rapporto di cui sopra, devo aggiungere che in un altro dispaccio ufficiale
ricevuto lo stesso giorno, Won Kyun riferisce di aver ricevuto un rapporto alle
4:00 pm da Pak hong, Comandante della stazione di Kyongsang Ovest, basato su
una nota urgente del comandante del forte Kadok che “centocinquanta navi
giapponesi sono entrate nei porti di Haeundae e Pusan.”. In tale dispaccio Won
Khyun esprime la sua grave preoccupazione dicendo che queste navi non sono da
considerare come i soliti mercantili che arrivano in Corea durante la loro
visita annuale. Ci vorra’ molto tempo per analizzare i vari messaggi, cosi sono
costretto a trasmettere i punti piu’ importanti, sicuro di trasmettere gli
sviluppi della situazione in un secondo momento. Nel frattempo manterro’ le
posizioni delle mie navi da guerra nei vari punti di entrata marini per rispondere
prontamente a qualsiasi situazione di emergenza che puo’ presentarsi. Al tempo
stesso, ho mandato una lettera circolare al Governatore Provinciale, al
Comandante dell’Esercito e al Comandante della stazione navale Cholla Est oltre
che ai custodi delle citta’ costiere e dei porti per raccomandarli di operare
in massimo stato di allerta.
Comandante Yi
8:00 p.m., 15mo della quarta luna, 20mo Anno di Wan-li [Imjin 1592]
Dai Memoriali di Corte: 9. Sconfitta dei
Giapponesi a Kyonnaeryang [la Battaglia di Hansan]
Mi
rivolgo al trono riguardo la cattura e l’uccisione del nemico. Prima dell’arrivo degli ordini
reali, i ladri giapponesi, navigando sul mare della provincia di Kyongsang,
gradualmente invasero le aree costiere nella giurisdizione della base navale di
Kongyang Est e Namhae. Per questo ho spedito dispacci ufficiali all’attenzione del Comandante Yi Ok-ki
alla stazione Cholla Est e al Comandante Won Kyun alla stazione navale
Kyongsang Est per intraprendere un’azione unita.
Di
conseguenza, abbiamo catturato le navi nemiche e decapitato gli ufficiali e
l’equipaggio, assicurandoci del loro
annientamento prima di ritornare alle nostre rispettive basi il decimo giorno del sesto mese come gia’
riportato.
Non
appena ricevuta, dal Consiglio Unito della Difesa, la lettera ufficiale
contenente gli ordini di Sua Maesta’, ho rinnovato il mio giuramento, insieme
ai due Comandanti, e mandato istruzioni ufficiali per annientare i
saccheggiatori che frequentano le nostre coste e isole nello stesso momento in
cui preparavo le mie navi a salpare in formazione di battaglia.
Come
risultato delle ricognizioni compiute sui movimenti del nemico nella provincia
di Kyongsang, sono venuto a sapere di come un gruppo di navi giapponesi in
numero compreso tra dieci e trenta stavano frequentando le isole di Kadok e
Koje, e venuto a conoscenza dell’invasione a terra di Kumsan nella provincia di
Cholla. E’ chiaro che il nemico sta estendendo il suo attacco sia a terra che
sul mare, e che nessuno si stia adoperando per fermarlo. Se le cose continueranno
in questo modo, il nemico marcera’ verso nord nel cuore del nostro paese. Nella sera del quarto
giorno del settimo mese ho condotto la mia flotta al luogo scelto per
incontrare Yi Ok-ki, Comandante della forza navale di Cholla Est. Nel quinto
giorno abbiamo rinnovato il nostro giuramento di guerra e nel sesto giorno ho
condotto le nostre flotte verso Noryang ai bordi di Konyang e Namhae dove vidi
Won Kyun, Comandante della stazione navale di
Kyongsang est, che stava li con sette corazzate gravemente danneggiate e
malamente riparate.
Ci
incontrammo al largo per una riunione di strategia, e deciso di dirigerci verso
Ch’angsin-do [un’isola nella contea di Chinju]
dove trascorremmo la notte. Nel giorno settimo un forte vento dall’est rese difficile
la nostra navigazione. Non appena raggiungemmo Tangp’o [un’isola nella contea
di Kosong] nella notte i nostri uomini raccolsero legna ed acqua, quando Kim
Ch’on-son, un pastore nell’isola correndo verso le nostre navi disse: “piu’ di
settanta vasselli nemici di grandi, medie e piccole dimensioni hanno preso il
largo da Youngdungp’o oggi verso le 2:00 pm, e sono entrati in Kyonnaeryang
(Tokho-ri, Sadungmyon, Koje-gun), dove sono ora attraccati.” Subito ho ordinato
ai capitani della mia flotta di restare in allerta e all’alba dell’ottavo
giorno prendemmo il largo. Mentre osservavamo il luogo di attracco del nemico, due navi
nemiche in avanposto di grande e medie dimensioni, ci vennero incontro spiando
la nostra formazione per tornare poi alle loro posizioni. Immediatamente li
inseguimmo per trovarci di fronte ad ottantadue navi nemiche (36 di grandi, 34
di medie e 12 di piccole dimensioni) allineate su una lunga fila, ma il canale
di Kyonnaeryang era stretto e dal fondale roccioso, quindi non soltanto fu
molto difficile combattere nel timore che le nostre navi potessero scontrarsi
le une con le altre, ma anche con il timore che il nemico poteva creare una via
di fuga a terra raggiungendo le sponde se messo alle strette.
Per
queste ragioni, adottai la tattica di ingannare il nemico portandolo in mare
aperto di fronte a Hansando [isola] dove avremmo avuto la possibilita’ di
catturare le loro imbarcazioni e uccidere i loro equipaggi in combattimento, dato
che Hansando si trova tra Koje e Kosong, lontana da terra verso cui nuotare, ed
offrendo morte sicura per fame nell’eventualita’ remota che qualcuno riuscisse
a raggiungerla.
Per
prima cosa, ordinai a cinque o sei corazzate che erano in avanguardia di
iniziare un inseguimento, fingendo un attacco a sorpresa. Quando le navi
nemiche, a piena velocita’, iniziarono l’inseguimento ordinai la ritirata come
se per raggiungere le nostre basi. Le navi nemiche continuarono il loro
inseguimento fino a quando arrivarono in mare aperto. Immediatamente ordinai
alla mia flotta di posizionarsi in formazione ad “Ala di Gru” cosi da circondare
il nemico nel semicerchio. Allora ho gridato: “All’attacco!” Le nostre navi avanzarono
velocemente al suono dei cannoni “Terra”, “Nero” e “Vittoria”, facendo subito a pezzi due o tre
navi nemiche. Le altre imbarcazioni, terrorizzate, si sparpagliarono e
fuggirono in tutte le direzioni nel caos piu’ totale. I nostri ufficiali con i
loro equipaggi di bordo gridarono “Vittoria!”
e sfrecciarono a tutta velocita’ gareggiando nel lancio di frecce e proiettili
che risuonavano come una tempesta, bruciando le navi nemiche e annientando i
loro equipaggi …
…
Inoltre le navi nemiche rimaste (20 larghe, 17 medie e 5 di piccole dimensioni)
vennero annientate e incendiate dal fuoco combinato dei nostri guerrieri delle
stazioni navali dell’est e ovest. Un numero incalcolabile di giapponesi vennero
colpiti dalle frecce ed esanimi caddero nelle acque del mare.
I
quattrocento giapponesi resi esausti dalla lotta e non trovando nessuna via di
fuga, disertarono le loro navi e fuggirono verso terra, mentre il resto della
flotta giapponese (1 grande, 7 medie e 6 di piccole dimensioni) rimasto
indietro durante la battaglia e assistendo da lontano all’orribile scena di
navi bruciate e teste decapitate, si dileguarono a tutta velocita’ in varie
direzioni.
Sia
gli ufficiali che gli equipaggi delle nostre navi erano esausti per la feroce
battaglia durata tutta la giornata, e l’arrivo del tramonto rese impossibile l’inseguimento
di cio’ che rimaneva della flotta giapponese e cosi ripiegammo sulle nostre
posizioni nello stretto di Kyonnaeryang per riposare.
Temevo
che il nemico possa tornare con i rinforzi per una seconda invasione ed
attaccarci su entrambi i lati. Per questa ragione prima di sciogliere le formazioni
mi sono raccomandato con Yi Ok-ki, Comandande della flotta navale di Cholla
Est, to mantenere i nostri equipaggi in stato di allerta, e riposare con gli archi
e artiglieria al loro finco, di evitare il sonno e di essere pronti quando si
presentera’ una nuova emergenza.
Ho
anche dato istruzioni agli ufficiali locali di sollevare dai loro incarichi il
personale liberato dalla prigionia e di mandarli a casa non appena possibile.
Le
recenti vittorie sono state vinte grazie all’azione unita dei comandanti,
equipaggi e ufficiali locali. In questo momento la Sede Reale e’ molto lontana,
e le via d’accesso bloccate. Se i grandi risultati dei nostri valorosi
ufficiali e soldati venissero riconosciuti solo all’arrivo degli ordini
governativi, questo ritardo non gioverebbe al morale. Percio’, in
considerazione dei risultati ottenuti in battaglia ho evidenziato l’ordine dei
meriti ottenuti in tre classi – A, B e C … sulla lista dei loro nomi
nell’appendice. Gli ufficiali e soldati sono elencati con le note dei loro
meriti in conformita’ della mia promessa, anche nel caso di coloro che non hanno
tagliato molte teste nemiche.
Comandante Yi.
Quindicesimo giorno della Settima Luna dell’Anno di Wan-li, [Imjin, 1592]
Dai Memoriali di Corte: 20. Richiesta di
Ordini per Risolvere la Situazione dei Rifugiati di Guerra a Tolsando
Mi
rivolgo al trono sulla seguente materia come riferimento.
Abbiamo
circa duecento famiglie di rifugiati che hanno lasciato la provincia di
Kyongsang e che ora vivono nei distretti sotto giurisdizione della mia base
militare. Ai rifugiati sono stati dati alloggi temporanei per trascorrere
l’inverno, ma non abbiamo modo di provvedere rifornimenti per il loro
sostentamento, ed anche se queste persone, non appena la pace verra’
ristabilita’, potranno far ritorno ai loro paesi d'origine, nessuno puo’
sopportare, nel frattempo, la vista delle loro sofferenze e della loro morte per
malnutrizione.
Ho
ricevuto un dispaccio ufficile dal Comando di Difesa Territoriale come risposta
alla mia lettera indirizzata al Capo del Consiglio di Stato Yu Song-nyong,: ”Se
ci sono terreni arabili su isole adatte all’agricoltura, muova i rifugiati su
queste isole per coltivare raccolti e cosi sopravvivere. Prenda tutte le misure
appropriate per la costruzione di villaggi agricoli come riterra’ piu’
opportuno.” Dopo un’attenta indagine ho trovato che non ci sono luoghi
preferibili a Tolsando (Tolsan-myon, Yoch’on-gun) poiche’ quest’isola si trova
tra la mia stazione navale (in Yosu) e Pangtap ed e’ protetta da alte montagne
tutt’intorno alla sua vasta e fertile pianura rendendola inaccessibile a saccheggiatori
o pirati. Ho dato, cosi, istruzioni ai rifugiati di raggiungere l’isola ed
iniziare l’aratura primaverile, cosa che hanno accettato di buon cuore.
Quando
l’ex Commissario della Suprema Corte Hong Chong-nok, il Governatore Yun Tu-su,
i Comandanti Navali Pak Son, Yi Ch’on e Yi Yong si rivolsero al trono con
riguardo all’uso delle guardie di frontiera stazionate alla mia base per
aiutare alla coltivazione della terra, il Ministro della Guerra obbietto’ in
ragione del fatto che l’agricoltura interferirebbe con l’allevamento di cavalli
presenti in quell’isola. Ora che il nostro paese e’ in guerra e molte persone
hanno perso i loro mezzi di sussistenza, e dato che l’aratura di questa zona da
parte dei rifugiati non comporta nessun danno all’allevamento di cavalli, spero
di tutto cuore che un decreto reale venga emesso per agevolare sia l’assistenza
ai rifugiati che l’allevamento di cavalli.
Comandante, Yi
Ventiseiesimo giorno
della Prima Luna nel Ventunesimo Anno di Wan-li [Kyesa, 1593]
Diari di Guerra: 3
Settembre 1594
All’alba
ho ricevuto una lettera confidenziale dalla Corte del Re. Diceva: “I generali
su terra e gli ammiragli sul mare hanno incrociato le loro braccia e si
guardano l’un con l’altro senza fare nessun pianificare di azioni future o per attaccare
il nemico.” Mi piacerebbe rispondere che, “Niente di tutto cio’ e’ accaduto
nella mia carriera in questi ultimi tre anni.” Nonostante abbia giurato con gli
altri capitani di guerra di vendicare i nostri compatrioti massacrati dal
nemico a rischio della nostra stessa vita, e per questo passato molti giorni
per terra e per mare, il nemico ha preso posizione in trincee molto profonde e
in fortezze inaccessibili sopra colline scoscese. Non e’ saggio procedere in
modo precipitoso. Un capitano saggio si dovrebbe attenere alla regola:
“Conoscendo te stesso e conoscendo il nemico: questo e’ il modo migliore per
assicurarsi il successo in cento battaglie.” Un forte vento soffio’ per tutta
la giornata. Fin dall’inizio di questa serata sono seduto, in solitudine, alla
luce della candela. Penso a questa situazione di cosi tale confusione e
disordine, che sembra nessuno nel governo centrale potra’ salvare la nazione
dal pericolo incombente. Che cosa dovrebbe essere fatto? Notando che ero
seduto in silenzio fino alle dieci, Hungyang entro’ e mi parlo’ fino a notte
fonda prima di ritirarsi.
Diari di Guerra: 1
Luglio 1595
Pioggia.
Pur essendo un giorno di commemorazione nazionale (per il Re In-jong) non ho
assistito all’ufficio; sedendo in solitudine sul mio padiglione, pensavo di
come il potere di una nazione sia effimero come la rugiada al mattino: non
sembra esserci nessun ministro eminente che possa prendere decisioni positive
al suo interno, ne di un generale che puo’ salvare la nazione al suo esterno.
Non posso neanche cercare di capire cosa sara’ di questa nazione. I miei
pensieri sono di perplessita’; il mio sonno e’ stato agitato da questa profonda
preoccupazione.
Diari di Guerra: 15
Settembre, 1597 [giorno precedente la Battaglia di Myongnyang]
Tempo
chiaro. Seguendo la marea sono entrato nel mare di Usuyong, guidando il resto
la flotta alle mie spalle, e li abbiamo trascorso la notte. Ho avuto molto
strani presagi nei miei sogni durante la notte.
l.v.? Tempo chiaro. Seguendo l’alta marea ho
convinto i capitani di tutte le navi a raggiungere il mare fuori Usuyong
[Munnae-myon, Haenam-gun], perche’ non era sicuro per una piccola flotta
prendere una posizione di battaglia con le spalle rivolte verso Myongnyang
(Ultolmok, il Canale Ruggente) le cui correnti veloci si rovesciano come una
cascata dietro Pyokp’ajong (il ponte di osservazione). Chiamando i miei Ufficiali
d’Equipaggio e tutti i Capitani ho dato le istruzioni seguenti: “Secondo i principi di strategia, ‘colui che cerchera’ la morte
trovera’ la vita, e colui che cerchera’ la vita trovera’ la morte’ e ‘Colui che
vigila lungo una via di accesso ben difesa, puo’ incutere terrore nel cuore del
nemico che avanza numeroso’. Per gli uomini nelle nostre condizioni, questi
detti valgono piu’ dell’oro. Da voi, miei capitani, mi aspetto la piu’ stretta
obbedienza ai miei comandi. Se questo non avverra’, non vi perdonero’ perfino
il piu’ piccolo degli errori e verrete puniti secondo le leggi marziali”. In
questo modo ho mostrato loro la mia ferma attitudine. Questa notte, nei miei
sogni, uno spirito mi e’ apparso dinanzi dicendo: “Se queste saranno le tue
azioni, realizzerai una grande vittoria;
se altre saranno le tue azioni allora soffrirai una tragica sconfitta.”
Diari di Guerra: 16
Settembre, 1597 [giorno della Battaglia di Myongnyang]
Tempo
chiaro. All’alba gli osservatori hanno riferito di “circa duecento navi
nemiche, hanno passato il canale di Mongnyang [Ultolmok, in Munnae-myong,
Haenam-gun], e stanno dirigendosi verso di noi.” Ho chiamato tutti i capitani
ed insieme abbiamo giurato di combattere. Rimosse le ancore ci siamo diretti
verso il mare aperto. 133 navi nemiche ci hanno completamente circondato. La
nave ammiraglia avanzo’ sola nel mezzo della flotta nemica e verso’ cannonate e
frecce sul nemico come grandine in una tempesta, ma le altre navi guardavano
senza muoversi, anche sapendo che il loro Ammiraglio e la sua nave erano in grave
pericolo. Quando i nostri marinai a bordo rimasero impietriti dalla paura dissi
loro con voce calma: “Anche se il nemico portera’ mille
navi, non osera’ avvicinarsi. Non abbiate paura! Affrontate il nemico con tutta
la vostra forza!” Allora guardai intorno cercando le nostre navi, ma erano
rimaste dietro di circa mezzo li [nota: unita’ di misura utilizzata a quel
tempo] e la nave sulla quale si trovava Kim Ok-ch’u (Comandante della flotta
navale Cholla Est) era rimasta ancora piu’ indietro, esitando all’orizzonte. Mi
sentii come se volessi dirigermi direttamente verso la nave di Kim Ung-ham,
Capitano dell’ala media, e tagliargli la testa, ed appenderla alta, ma pensai
che se la nave ammiraglia cambiasse rotta, tutte le altre navi avrebbero
accumulato ancora piu’ distanza dalla formazione e le navi nemiche si sarebbero
avvicinate sempre piu’, rendendo la situazione piu’ svantaggiosa per noi.
Considerando tutto questo, ho alzato la bandiera per segnalare i miei comandi
verso la nave di Kim. Questo si avvicino’ cosi come la nave di An Wi,
Magistrato di Koje. Restando sul ponte chiamai An Wi e gridai: “Desideri essere
impiccato secondo la corte marziale? Desideri morire al mio comando? Pensi che
potrai sopravvivere se rimarrai lontano?”. Come An Wi si mosse a gran velocita’
verso le linee nemiche, venne circondato dalla nave ammiraglia del nemico insieme ad
altre due imbarcazioni. Sette o otto marinai si gettarono in acqua nuotando in
tondo, ma avevano superato il punto da poter essere recuperati. Ordinai alla
mia nave di avvicinare An Wi per soccorrerlo. I marinai sulla nave di An Wi
continuarono a colpire il nemico in un’azione disperata, mentre i miei
ufficiali cercarono di caricare con cannoni e frecce lo stesso gruppo di navi,
che riuscimmo a distruggere con l’aiuto del
cielo. Le nostre navi vennero a trovarsi nella linea di trenta navi nemiche che
subito ci circondarono, ma le riducemmo in pezzi. A questra tragica vista, le
altre imbarcazioni nemiche, cominciarono a demoralizzarsi e abbandonarono la
battaglia senza piu’ attaccare. A quel punto desideravamo continuare la
battaglia per tutta la giornata, ma la corrente a nostro favore comincio’ ad
indebbolirsi rendendo difficile il ritorno alla base. Quindi, nel chiaro della
luna, ci spostammo verso –p’o [alcune lettere sono illeggibili negli originali]
sull’altra sponda, e poi a Tangsado (Amt’ae-do in Muan) per trascorrere la
notte.
l.v.[vedi nota di fondo] Tempo chiaro. Nel mattino presto,
un’unita’ speciale riporto’: “Un grande numero di navi nemiche ha superato il
canale di Myongyang raggiungendo l’area in cui le nostre navi sono posizionate.”
Senza perdere un istante di tempo ho ordinato a tutta la mia flotta, includendo
la mia nave Ammiraglia, di salpare e raggiungere il mare aperto. Subito dopo,
siamo stati circondati da centrotrenta navi nemiche. I capitani nella nostra
flotta alla vista del nemico persero tutto il
loro coraggio e cercarono di evitare la linea di battaglia. In particolare la nave di Kim
Ok-ch’u, Comandante della forza navale Cholla Est, aveva gia’ accumulato la
considerevole distanza di circa un miglio. Ordinai ai miei rematori di condurre
la nave Ammiraglia all’attacco, veloce come una freccia, mentre l’artiglieria,
al mio segnale, comincio’ a colpire le navi nemiche con i nostri cannoni
“Terra” e “Nero”. I cannoni colpirono le navi nemiche come grandine in un temporale,
mentre le frecce infuocate scoccate dagli archi dei miei uomini sul ponte dell’Ammiraglia
scendevano come pioggia. Prima di questo attacco il nemico si stava posizionandosi
intorno senza attaccarci. Il fatto che le nostre navi vennero circondate da due
o tre linee nemiche, scosse profondamente gli animi degli ufficiali e
dell’equipaggio a bordo, che si guardavano l’uno con l’altro terrorizzati. In
quel momento ho rassicurato
l’equipaggio con voce calma: “le navi nemiche sono molte, ma non possono
avvicinarsi ed attaccarci. Non abbiate paura, ma colpite il nemico con tutta la
vostra forza.” Allora mi guardai intorno per cercare le altre navi e notai che
erano lontane. Pensai di virare con la mia nave per emettere i miei comandi, ma
se cosi fosse, le navi nemiche si sarebbero avvicinate e mi sarei trovato tra
il diavolo e il mare profondo, impossibilitato di avanzare o tornare indietro.
Proprio allora mi venne un’idea. Soffiai un corno e ordinai al mio ufficiale di
innalzare la bandiera di comando con il segnale di chiamata, accompagnandolo al
suono di trombe; allora la nave di An Wi, Comandante di Mijohang e leader
della squadra centrale, si avvicino’ alla nave ammiraglia e gridai: “An Wi!
Desideri morire al mio ordine? An Wi, desideri
morire davanti alla corte marziale? Se fuggi, dove potrai trovare un posto per
vivere?” A quel punto An Wi, inspirato, si getto’ sulla linea di battaglia.
Successivamente, chiamai Kim Ung-han e gridai: “Come leader della squadra
centrale sei rimasto dietro e non sei venuto all’aiuto del tuo Ammiraglio. Come potrai sfuggire a
questa colpa?” Avrei voluto ucciderlo sul posto, ma poiche’ il nemico era cosi
vicino e pericoloso, gli diedi l’opportunita’ di redimersi attraverso
un’eccelente azione militare. Come le nostre due navi si lanciarono verso le
posizioni nemiche, la loro nave ammiraglia diede l’ordine a due navi di
attaccare e sciami di forze nemiche si arrampicarono come formiche sulla nave
di An Wi. Vedendo questo, i suoi marinai lottarono disperatamente con lancie
affilate, lunghi giavellotti o con pietre fino ad esaurimento. Ordinai ai miei
uomini di virare e di avanzare velocemente proteggendoci con una linea di fuoco
e frecce infuocate. In quel momento tre navi nemiche vennero distrutte.
Successivamente le navi di Nokto (Capitano Song Yo-jong) e il capitano
temporaneo di P’yongsanp’o Capitano Cong Ung-tu, vennero come rinforzi ed
uccisero il nemico rimasto a bordo. Sulla mia nave c’era un soldato giapponese
che si arrese nei campi di Angol di nome Toshisuna. Guardando i soldati nemici
nuotare in un mare di sangue, vide il corpo esanime di un uomo vestito in
uniforme color rosso con creste di fiori scolpite sulla sua armatura e grido’:
“e’ lui, e’ Matashi (Kurushima Toso?), il Generale Giapponese ad Angol!”.
Ordinai a Kim Tolson, spedizioniere a bordo della mia nave, di recuperare il
corpo gallegiante attraverso il boccaporto. Allora Toshisuna salto’ di gioia
dicendo “Si sono sicuro, e’ lui, Matashi!”. Allora ordinai ai miei uomini di
tagliare il corpo a pezzi e da allora il morale del nemico fu gravemente influenzato. Avvertendo
che il nemico non poteva piu’ continuare a combattere contro di noi, contro le
nostre navi, contro il ritmo dei nostri tamburi e delle nostre grida di
battaglia, ordinai l’avanzata e l’attacco delle navi nemiche, colpendo con i
cannoni “Terra” e “Nero” il cui eco fece tremare il mare e le montagne. Insieme,
con una pioggia di frecce, distruggemmo trentuno navi nemiche in una singola
azione. Il nemico si disperse e fuggi’ per non ritornare mai piu’. Desideravamo
continuare a combattere, ma le onde erano particolarmente forti e un vento
contrario stava soffiando violento rendendo l’area molto pericolosa. Percio’
rompemmo la formazione dirigendoci verso Tansado [Amt’aemyon, Muan-gun] per la
notte. Questa vittoria
e’ stata veramente possibile solo con l’aiuto celeste.
? Nanjung Ilgi,
o Diari di Guerra di Yi Sun-sin consistono
di 205 pagine rilegate in 7 volumi. Il sesto volume ripete parzialmente le
lunghe descrizioni nel quinto volume. L’ultimo volume con le sue descrizioni
dettagliate di eventi giornalieri e’ stato probabilmente scritto
successivamente dall’Ammiraglio per integrare
il quinto volume. In questo volume le voci sono arrangiate in voce singole (due
versioni una dopo l’altra) allo scopo di aiutare il lettore di capire meglio
gli eventi giornalieri.
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